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Caro Dmitry ho accettato la tua sfida: i miei primi #100happydays

Ho accettato la sfida di Dmitry Golubnichy. Sono una delle 350.000 persone nel mondo che ha risposto all’appello e che crede di essere capace di essere felice per 100 giorni di fila. È da 10 giorni che ho iniziato e vi devo dire che seppur a volte ho rischiato di dimenticarmi di scattare “la mia foto quotidiana della felicità” alla fine sto tenendo duro.

Ma iniziamo dall’inizio: di che cosa sto parlando?
Forse sarà capitato anche a voi di vedere qualche amico che ha condiviso su Facebook (o su qualche altro social network) una sua foto con l’hashtag #100happydays. A me è successo proprio così. Devo ammetterlo: sono incuriosita dagli hashtag. Quando ne vedo uno, mi chiedo sempre: sarà un’iniziativa condivisa? Chi lo avrà lanciato? Che storia si nasconde dietro a quel “cancelletto”? Non riesco a resistere… un po’ per deformazione professionale ( o meglio digitale 😉 ), un po’ perché sono proprio curiosa vado a cercarli e li studio. Anche in questo caso mi è successa la stessa cosa. E ho scoperto letteralmente un mondo.

#100happydays è un’iniziativa (o forse è meglio definirla sfida) lanciata a livello mondiale, a fine 2013, da un ragazzo svizzero di 27 anni che si chiama Dmitry Golubnichy. Sul sito web che ha realizzato e che è stato tradotto, con l’aiuto degli utenti, in ben 22 lingue (contate nella home) il nostro Dmitry sfida letteralmente il “mondo” ad “essere capace di essere felice per 100 giorni di fila”, e aggiunge con fare provocatorio “Non hai tempo, vero?”. 

100happydays

“Col cavolo che non ho tempo!”, mi sono detta, “Trovo sempre il tempo per un milione di altre cose e non per vivere la consapevolezza di un momento di felicità giornaliero? Scherzi Dmitry, vero?!”. E così ho cominciato…

Ho iniziato da una mela, del resto mi hanno sempre detto che “una mela al giorno toglie il medico di torno” e se questo non è una cosa che rallegra cosa potrebbe esserlo?! 😉
Il 2° giorno ho deciso di immortalare il mio frigorifero pieno di calamite che ho comprato e portato a casa negli anni da ciascuno dei miei viaggi per il mondo. È una vista che mi rende felice tutte le mattine; ogni volta sveglia, quando vado in cucina a prepararmi il caffè, guardo i miei magneti e penso alla grande fortuna che ho avuto negli anni: viaggiare è qualcosa di meraviglioso!
Il 3° giorno ho fotografato il “gelato del sabato sera”, un alimento che dovrebbe essere inserito tra i patrimoni dell’umanità insieme alla pizza (che fotograferò prestissimo, lo so).
Il 4° giorno mi sono lasciata incantare dalle vista delle porte e della finestra dell’ingresso di casa in una domenica mattina e il 5° giorno non potevo non essere felice per il mio primo calice di vino (un Prosecco) degustato a Vinitaly 2014 (a proposito di hashtag, se vi siete persi il mio post sul Vinitaly potete rimediare leggendo subito qui 😉 ).
Anche il 6° giorno ho trovato la mia fonte di felicità quotidiana al Vinitaly: una squisita piadina romagnola farcita di squacquerone e rucola gentilmente offerta dal Consorzio della Strada dei Vini dei Sapori e dei Colli di Rimini che mi ha invitata come blogger a partecipare ad una degustazione presso il proprio stand.
Il 7° giorno, invece mi sono lasciata affascinare dai colori della primavera: il giallo dei fiori su un prato verdissimo. Nello scatto dell’8° giorno il vino è ancora protagonista ma questa volta ho immortalato il brindisi con le mie amiche geek del gruppo delle Girls Geek Dinners di Modena per festeggiare la buona riuscita della #GGDModena4.
La 9° e la 10° fotografia, infine, ritraggono due momenti: una rappresenta il relax, una pausa dal lavoro con succo di pompelmo in mezzo ai fiori del giardino della mia collega e amica Valeria, l’altra rappresenta il divertimento,che per me è perfettamente espresso dal ballo, una di quelle forme d’arte che la vita ci ha regalato proprio per renderci felici.

Stefifre_on_Instagram_100happydays_day11Ho cercato in rete informazioni su questa iniziativa, che qualcuno ha definito di “viral happiness“, e onestamente non mi è proprio chiaro tutto. Ho trovato un articolo recente molto interessante sull’Huffington Post inglese di qualche giorno fa che si pone la domanda se questa trovata sia o meno un’ennesima moda lanciata sui social network. Qualche mese fa ne aveva parlato anche Wired Italia citando altri casi di “felicità contagiosa”. Non ho nemmeno capito se lo stesso Dmitry è riuscito a portare a termine la sua di sfida.
In ogni caso, trovo l’idea molto bella. Quello che mi colpisce però è l’alto tasso di abbandono (71%). Forse 100 giorni sono troppi per ricordarsi di essere felici?!
Per me è un ottimo esercizio, una sorta di visualizzazione dei momenti felici che mi piacerebbe collezionare. Io ho deciso di farlo sul mio profilo Instagram (il social network che sto utilizzando) ma in fondo spero che Dmitry mantenga la sua promessa: il libricino regalo con le 100 pagine dei miei momenti felici 😉

Alla base di tutto questo c’è un concetto molto semplice: l’opprimente mancanza di tempo che ci porta a dimenticare spesso di vivere il presente, rimanendo proiettati troppo sul passato o futuro. È una sensazione che inizio ad avere anche troppo spesso per i miei gusti e se questa iniziativa di felicità digitale collettiva può servire per focalizzare meglio alcuni momenti del nostro presente, perché no?!
Mi impegno a portare a termine i miei 100 giorni, spero di riuscirci. Intanto vi lascio con la foto del mio 11° giorno (qui sopra): scrivere oggi sul mio blog questo post dopo diversi giorni che non trovavo il tempo per farlo mi ha reso molto felice 🙂

#100happydays è un “esperimento” che come minimo incuriosisce, no? Cosa ne pensate?

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